Non farsi travolgere

 

Le guerre vicine, ovvero quelle che colpiscono solo parzialmente, sono una grande prova per sé stessi. Il test è rimanere eretti di fronte a tanto decadimento. Un decadimento cognitivo ed etico che ha visto un suo apice durante il periodo pandemico, ma che si rinnova perché bisogna ricordare che il materiale “umano” è lo stesso e non ci sono stati miglioramenti nel frattempo.

Ovviamente le guerre che colpiscono direttamente sono un’altra prova, più intensa ma di diverso tipo. Noi oggi viviamo un periodo di guerre “vicine”.

La mente non deve vacillare. I media, tutti e non importa quale ideologia servano, non raccontano nulla di realmente neutrale ma sono spesso armi di distrazione di massa. Davvero qualcuno sano di mente crede che il fine dell’attuale guerra in Medio Oriente sia “liberare il popolo iraniano”?

Nessuno con una minima vitalità intellettuale dovrebbe cadere in una tale trappola, e non ha nemmeno molto senso dibattere perché lo scopo reale non è quello. È altrettanto chiaro che il diritto internazionale è stato spesso carta straccia, e non solo oggi: chi ci ha creduto continua spesso a inseguire ombre irreali.

Il senso umano non deve vacillare. Perché la guerra, per chi la sta vivendo davvero, non è un videogioco. Non sono due schieramenti, uno di buoni e uno di cattivi, che si fronteggiano: sono esseri umani, a volte coinvolti senza averlo scelto.

Quando si legge “nave abbattuta” non è come un gol durante una partita: quella nave conteneva persone, e quelle persone avevano famiglie che soffriranno per questo.

È necessario non cadere nella semplificazione. Le guerre ci sono sempre state e, in qualche forma, probabilmente ci saranno sempre. Non sono semplicemente giuste o sbagliate: sembrano essere parte di ciò che siamo.

Per questo la semplificazione “pacifista” rischia di diventare un altro modo per chiudere gli occhi. Perché se chiudi gli occhi e continui a ripetere che una cosa è sbagliata, mi spiace, ma quella cosa non svanirà.

m.m.

 
Marco Mandrino